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sabato 9 ottobre 2010

Draghi: ripresa a rischio per cambi disallineati. Pechino, sì alla riforma dello yuan, ma graduale


«Non c'è nessuna guerra delle monete. Ci sono dei forti disallineamenti dei cambi che certamente ostacolano la ripresa dell'economia mondiale». Lo ha detto il governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial Stability Board Mario Draghi, avvicinato a margine degli incontri annuali del Fondo Monetario Internazionale. Draghi ha aggiunto che tali squilibri «vanno quindi affrontati e vanno risolti. Ma bisogna stare attenti che i rimedi non siano peggiori dei mali», ha precisato riferendosi ai rischi di tentazioni protezionistiche a livello internazionale.
Nell'economia mondiale «più che alle guerre monetarie» sarebbe più sensato porre attenzione al «vuoto monetario» che trasmette dai paesi ricchi a quelli emergenti molti dei problemi registrati durante la crisi. È anche l'opinione di Lorenzo Bini Smaghi, membro del direttivo della Banca Centrale Europea, che nel discorso pronunciato a Washington al "Peterson Institute" ha elencato anche le principali lezioni che dovrebbero essere tratte dalle esperienze prima e dopo la crisi finanziaria.
«Molte economie di mercato emergenti o non hanno alcuna politica monetaria, perchè hanno agganciato il loro tasso di cambio alla valuta di una economia avanzata, o impongono controlli sui capitali e restringono l'uso internazionale della loro divisa. E questo - ha detto Bini Smaghi - crea delle divergenze monetarie che sono di scale molto più ampia di quelle discusse oggi, con ripercussioni globali».
«Dunque - sottolinea il banchiere centrale - piuttosto che parlare di 'guerre monetarie'che ha poco senso, bisognerebbe porre più attenzione a ciò che chiamerei 'il vuoto monetario' nell'economia mondiale. Il risultato di tale vuoto è che molti dei problemi registrati dalle economie avanzate prima della crisi, come livelli molto bassi dei tassi di interesse - specialmente a confronto con il tasso sottostante di crescita economica - ora stanno migrando in direzione delle economie emergenti con conseguenze potenzialmente molto critiche sia per queste economie sia per il sistema globale»
Ristrutturazione banche contro credit crunch. Bini Smaghi ha parlato anche delle banche, sottolineando che«la capitalizzazione e ristrutturazione del sistema bancario è molto più importante delle politiche monetarie nell'evitare restrizioni del credito e crisi finanziarie». Secondo l'esponente dell'Eurotower, «le politiche monetarie possono ammorbidire la transizione verso una fase più stabile ma non possono da sole riportare l'economia al livello pre-crisi». La riforma di Basilea 3, poi, «rafforza la resistenza del sistema finanziario, ma non affronta il problema» del 'too big to fail' (troppo grandi per fallire) che probabilmente è l'eredità della crisi e che pone oggi le maggiori sfide«. «La direzione in cui ci stiamo muovendo a livello internazionale - spiega - è incoraggiante, ma restano importanti problemi».
Sulla guerra delle valute c'è intanto da registrare la dichiarazione del governatore della Banca popolare cinese, Zhou Xiaochuan: «la Cina andrà avanti con la riforma del regime di cambio dello yuan, ma eviterà una «terapia shock scegliendo un approccio graduale».

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